Ideali

venerdì, dicembre 19, 2014 0 Comments A+ A-



Credere che si possa toccare il fondo è profondamente sbagliato, molto probabilmente perchè nei pozzi chimerici anche il fondo è illusorio.

Dopo il grande scandalo di “Mafia Capitale” arriva la grande idea da parte del nostro amato Presidente Renzi: candidare Roma per ospitare le Olimpiadi. Questo perché il modo migliore per risolvere un problema è di crearne uno più grande!


A volte penso che i comici in Italia siano gli stessi politici, e che Crozza sia la persona seria che spiega le comicità per farla a capire a tutti.
Sì, perché se ci riflettiamo è così vero da far venire i brividi. Lo abbiamo visto con il MOSE a Venezia, con l’Expo a Milano o lo storico ponte sullo stretto.

Come può una citta come Roma, dopo tutto la scandalo corruzione che la travolge, pensare che sia in grado di organizzare, o ancora peggio gestire, un evento come le Olimpiadi?
Per fare 12 km di metropolitana ci sono voluti 7 anni; parlo del famoso progetto “metro c” di Roma. E noi vogliamo prepararci davvero a ospitare una nuova olimpiade quando ancora non si è ripianato il debito di quella ospitata negli anni ‘90?

È cosi, per l’ennessima volta, si finisce per avvalorare il pregiudizio verso gli italiani nel mondo, con il New York Times che titola: ”Non c’è angolo d’Italia immune da corruzione”.
Tutto ciò non si può combattere, perché le pene, recentemente aggravate verso la corruzione, si possono applicare solo dopo che il fatto è avvenuto, non prima.
Se vogliamo combattere in maniera veramente efficace questo fenomeno, l’unica cosa che possiamo provare a fare è cambiare il modo di pensare.
Sì perchè, finché non saranno le persone stesse a rifiutare il compromesso della corruzione, finché noi non lo riterremo inaccettabile, soprattutto nel nostro quotidiano e nelle piccole cose, allora non potremo mai sconfiggere questo male.

Far cambiare il pensiero alle persone è una delle imprese più difficili perché significa cambiare la percezione che si ha del mondo e di sé stessi.
Finché ognuno di noi non avrà degli ideali propri da seguire, finché non vorremo porre una linea più evidente per distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, finché continueremo a ignorare il vicino di casa che parcheggia sulle strisce, non riusciremo mai a essere un Paese civile.

Non è l'Inferno questa Europa

giovedì, dicembre 11, 2014 0 Comments A+ A-



Dal primo gennaio 2015 entrerà in vigore il nuovo regolamento (direttiva europea 2008/8/CE) IVA all’interno della comunità europea.
Mi spiego meglio con un esempio. Oggi, se io voglio acquistare una lampada in Polonia, all’acquisto online pago l’iva polacca che è diversa, come percentuale, da quella italiana.
Con le nuove regole cambia il gioco perché si applicherà l’iva del paese di residenza del consumatore... ma cosa comporta questo cambiamento?

Essenzialmente assisteremo all’abbattimento dell’ultima barriera che divideva il mercato comunitario, infatti, con questa importante modifica, aumenterà la liberalizzazione del mercato, favorendo una maggiore scelta del consumatore verso la qualità, dato che la principale tassa sul prodotto, l’iva, sarà la stessa sia per i prodotti nazionali che non.
Per le aziende italiane si tratta di un’ottima notizia, in quanto le aiuterà a competere maggiormente in quei paesi dove fino a ora l’iva poteva essere uno svantaggio.
All’interno della Unione Europea, infatti, il tasso dell’iva varia dal 15% del Lussemburgo al 27% dell’Ungheria, questa divario in passato, insieme ad altri fattori, ha portato molte aziende a migrare.

Personalmente lo ritengo un segnale importante, che migliora di certo un quadro, come quello della fiscalità europea, che da tempo richiedeva l’inizio di una regolamentazione.
Tuttavia, dal punto di vista sociale questa regolamentazione non potrà che produrre controversie dato che creearà diseguaglianza tra i cittadini: essere cittadini Ungheresi in pratica sarà peggio che avere l’Ebola, in quanto non potranno in nessun modo evadere un’iva del 27% che, a mio parere, è improponibile sotto tutti i punti di vista.
Non che l’iva italiana, al 22% almeno per ora, siamo una benedizione, ma è sicuramente un calcio nel culo per chi già aveva intenzione di andare via dall’Italia verso paesi con una fiscalità più “umana” come Svizzera o Lussemburgo.

In fondo però, diciamolo, non è l’inferno questa Europa.


Cos'è lo Ius Culturae?

giovedì, dicembre 04, 2014 0 Comments A+ A-

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Questa volta sarò più lungo rispetto alla grandezza media dei miei post, pensavo anche di dividere il tutto in due parti, ma non ho trovato un modo per spezzare gli argomenti. Scusatemi ^^’’’’ , una richiesta di perdono anche alla mia web copywriter che corregge i miei post ormai per pura carità cristiana. xD
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Quando parliamo di immigrazione per forza di cose si finisce sempre anche per parlare del diritto di cittadinanza, o meglio chiamato ius soli in Italia.
Questo è un argomento che viene riproposto ogni anno in maniera quasi “stagionale”, con l’arrivo dei flussi migratori dall’Africa e di tutti i problemi che ne derivano.
Le posizioni possono essere sintetizzate, in breve, tra quelle di: “Africani a casa” della “nuova” Lega, e “Accogliamo tutti” da parte del PD.
I due valori che definiscono le posizioni fanno riferimento alla componente morale e umanitaria(è un crimine non accoglierli), e alla componente economica(materialmente non possiamo mantenerli tutti).

“La differenza tra l'esperienza immigratoria passata e quella presente è l'esistenza di una robusta lobby...
Posted by Voglia d'Innovazione on Venerdì 22 gennaio 2016

Mediamente tutti noi nel corso del tempo abbiamo aderito come pensiero a una delle posizioni sopra elencate, ma dato che non si può campare né di populismo né di demagogia, bisogna analizzare, in maniera obiettiva, le condizioni della situazione nel suo complesso.
Dico questo perché personalmente io credo che la soluzione a questo problema possa essere trovata in maniera diversa, sia per ostacolare il nuovo business della mafia, sia per dare una speranza a chi vive nel nulla.
Informarsi, è sicuramente un precetto e uno dei punti cardine di tutto se si vuole essere costruttivi.
Infatti, se vi chiedessi:

”Quanto costa(€) per un immigrato clandestino africano arrivare in Italia?”
Il 90% di voi temo che non mi saprebbe dare una risposta.
Ne approfitto però, per farvi un’altra domanda, che almeno per ora, immagino che per voi sia “strana”, almeno se riferita in questo contesto:

“Quanto costa fare un corso di laurea triennale in Italia?”
A meno che non siate studenti, difficilmente mi saprete dare una risposta e, anche in quel caso, difficilmente le persone guarderebbero i costi universitari fuori della propria regione di appartenenza.

Bene, adesso che abbiamo aperto questi due quesiti, prima di unire i punti e farvi capire dove voglio arrivare è necessario citare Wikipedia per spiegare le definizioni di ius soli e ius sanguinis:
“Lo ius sanguinis è un'espressione giuridica di origine latina che indica l'acquisizione della cittadinanza per il fatto della nascita da un genitore in possesso della stessa cittadinanza.
Si contrappone allo ius soli, che indica invece l'acquisizione della cittadinanza per il fatto di nascere nel territorio dello Stato, indipendentemente dalla cittadinanza posseduta dai genitori.”

Adesso che ho fatto tutte le premesse del caso, analizziamo la situazione. Lo scorso anno in Italia abbiamo assistito allo sbarco di 43 mila immigrati clandestini, un numero in perenne crescita; diversi giornalisti e autori hanno documentato il “viaggio” di quest’ultimi in numerosi articoli e libri dedicati.
Sommariamente, ho letto un paio di articoli; possiamo dire che a un immigrato africano occorrono circa 5000 euro.
Una cifra non proprio bassisima, ma nemmeno poi così alta, almeno per noi “europei” se ci volessimo cimentare in una vacanza in Africa.

Ma se invece di lasciare questi 5000 euro alle mafie africane sfruttassimo le nostre ambasciate e consolati del continente per poter in qualche modo incassarli noi? Facendo degli esami per le nostre università, per esempio!
Ed ecco che si capisce il mio quesito di prima: in Italia il costo delle università, volendo prendere quello dell’Università di Firenze fatto per una triennale, è di circa 1000€ più i relativi costi per libri e computer (fonte: Sole24ore).


Il costo alla fine raddoppia quasi ai cinquemila euri calcolati dal Sole24ore, ma le spese per libri e computer andrebbero considerate come estremamente relative, in quanto, lo Stato potrebbe comissionare direttamente la stesura dei singoli libri e consegnarli gratuitamente in formato elettronico su un Kindle (o un qualsiasi E-book reader).
Togliendo quindi quelle spese, rimarrebbe il costo delle tasse e dei trasporti, quest’ultimo non sarebbe quantificabile dato che i trasporti hanno un costo molto diverso in quei paesi, mentre quello delle tasse universitarie, proprio per la definizione della parola, è relativo all’università e andrebbe sommato al costo necessario per la formazione delle scuole superiori (visto che nella maggior parte dei casi non vi è l’obbligo scolastico in questi paesi), che però è una cifra abbastanza irrisoria.
Veniamo quindi al nocciolo duro di tutto il ragionamento. L’Italia, se applicasse lo ius culturae, che altro non è che la concessione del diritto di cittadinanza italiana a tutte quelle persone in possesso degli elementi di conoscenza della cultura italiana, compresa la lingua, potrebbe:

Trovare una nuova fonte di entrate per la scuola a danno di attività criminali.
Essere la prima in ambito internazionale ad applicare lo ius culturae, dimostrando innovazione.
Regolamentare in maniera efficace(sotto il profilo economico) ed etico la questione dell’immigrazione.
Eliminare alla fonte il problema degli sbarchi.
Eliminare il business della gestione dei clandestini in Italia.
Gestire in terra straniera tutto l’iter di acquisizione della cittadinanza italiana.
Invertire i dati della fuga di cervelli, iniziando a importali.
Tutto questo chiaramente andrebbe sommato al fatto che una maggiore conoscenza porta a una maggiore coscienza di sé stessi e del mondo circostante, cosa che potrebbe a sua volta portare a un miglioramento della qualità di vita all’interno degli stessi paesi africani.

Certo, questa è solo un’idea, anzi, fantascienza, sperare di poter vedere applicata una soluzione come questa è puro irrealismo, però, in fondo, anche la Thatcher non avrebbe mai creduto che una donna potesse vincere le elezioni nel regno unito.
Quindi, perché non provarci?

Si legge libertà ma si scrive schiavitù

mercoledì, novembre 26, 2014 0 Comments A+ A-



Quando parliamo di imprese e lavoro ci vengono in mente sempre dei “luoghi comuni”, come può essere la storia di Silvio Berlusconi, o dei “Padroni” del sindacalista Landini.
Questo, negli ultimi mesi, sta riscoprendo una nuova gloria grazie alla battaglia contro Renzi o, più generalmente, contro i “padroni”.
Ora io mi chiedo:

Non voglio prendere le difese di Berlusconi, lui è stato quello che è stato, un capitolo ridicolo dell’Italia, ma è mai possibile che quello che acquista consensi sia il sindacalista che non sa difendere altri che i metalmeccanici?
Sì, perché se voi avete avuto modo di ascoltare Landini saltuariamente nelle interviste, sembra che nel mondo del lavoro non esistano altri impieghi oltre a quello del povero metalmeccanico disgraziato.

Il grande problema dei sindacati è la cecità in cui si trovano: non riescono ad adeguarsi ai tempi, finendo per paralizzare un Paese dietro delle posizioni obsolete.
Una rappresentazione del sindacalismo in Italia la fa un PERFETTO Maurizio Crozza.


Ed è qui che volevo arrivare. Ci sarà mai qualcuno che si occuperà anche dei professionisti con partita IVA, costretti a mettersi in proprio per poter sopravvivere?
Quanto ci metteremo a capire che anche la titolare della piccola bottega sotto casa soffre degli stessi problemi del lavoratore dipendente?

La verità è che gli italiani sono schiavi delle proprie posizioni, che, con la scusa dell’ideologia, vengono mantenute, anche quando tutto il contesto cambia.
Ci ostiniamo a dire che questa sia libertà, ma in un paese che non va avanti, in realtà significa essere schiavi di sé stessi.

Il segreto di Italia

mercoledì, novembre 19, 2014 0 Comments A+ A-



Esce domani, 20 novembre 2014, il film, apertamente contestato, di Antonello Belluco, "Il segreto di Italia".
Brevemente, la storia narra quello che viene definito come l'eccidio di Codevigo a opera dei partigiani nel periodo immediatamente successivo alla seconda guerra mondiale.
Come annunciato, questo film è stato apertamente contestato dall'ANPI (associazione nazionale partigiani italiani), e da alcuni giornali di sinistra apertamente schierati.
Chiaramente a sua volta è stato difeso a spada tratta (oltre che dal suo regista) da alcuni degli esponenti di destra, come l'On. Giorgia Meloni che ha dichiarato:



Adesso, è ovvio che non ci si possa meravigliare se le stesse parti in causa si sentono "insultate" dalla condotta o dall'atteggiamento degli avversari. Ma, obiettivamente, tre anni per la produzione di un film come questo, e la messa in visione solo in un paio di cinema (stiamo parlando di cinema di rilievo, non nn del proiettorino del circolo ARCI) in Italia (Roma e Padova), dovrebbe lasciare dei dubbi anche al più accanito socialista.
Quindi, non si può fare altro che applaudire e sostenere il coraggio del regista, per superare tutte le avversità che a dovuto affrontare.

L’unica cosa che però non riesco veramente a capire è il motivo per cui non siano state scelte altre forme per la vendita del film, oltre alla distribuzione nei cinema (che può essere boicottata), e alla vendita dei dvd (che richiede qualcuno che investa). Perché non hanno provato a distribuire il film via internet?
Ormai esistono anche delle note e diffuse piattaforme, come può essere Google Play Film, o simili, che permettono di potersi gustare tranquillamente il proprio film in streaming senza dover spendere o investire nulla. Senza contare poi sulla presenza delle paytv…
Di queste soluzioni nessun dice nulla, e io sinceramente non lo capisco.

Volontari si e no #3, il mio invito in CRI

lunedì, novembre 10, 2014 0 Comments A+ A-



Essere cittadini attivi significa conoscere il proprio territorio, operare per esso, ed essere parte consapevole e partecipe della vita sociale nel tessuto della propria comunità.
Una definizione complicata, ma studiata per attirare la tua attenzione, lettore, e invitarti a far parte della CRI.
Un paio di post fa ho parlato bene ma, sopratutto, male, del volontariato in Italia. Questo però non significa che si possa fare di tutta l’erba un fascio.

Il mio invito nasce da uno stimolo preciso, tutti noi, infatti, abbiamo una vita fatta di legami più o meno forti con le persone che ci stanno accanto, chi più chi meno.
Immagina se un giorno ti capitasse di trovarti accanto a una persona che all’improvviso si sentisse male, tanto da dover chiamare il 118. E se vedendola ti rendessi conto che si tratta di una persona che conosci?
Sapere come comportarsi in questi casi è di fondamentale importanza, per questo vorrei invitare te, lettore, a diventare un cittadino attivo.

Esistono diversi modi per essere cittadini attivi; non so bene per quale motivo, ma io sono stato attirato dalla CRI, forse per l’internazionalità del simbolo o, più probabilmente, perché la divisa è figa... va detto! È per questo che voglio invitarti a diventare socio.
Scoprirai che i campi in cui è attiva sono veramente tanti, che può essere una bella esperienza, fatta di competenza (molta) ed entusiasmo.
Ti aspetto.

Volontari si e no #2, l'antincendio boschivo nella provincia di Pistoia

martedì, ottobre 28, 2014 0 Comments A+ A-



Non troppo recentemente ho avuto modo di frequentare il corso base (con tanto di esame finale) di primo soccorso presso la mia Croce Rossa locale; è stato abbastanza formativo e istruttivo: hanno mostrato come si esegue il BLS e hanno spiegato gli aspetti etici e storici, nonché esposto una panoramica delle attività di Croce Rossa Italia nel nostro territorio e non.
Quello che mi ha colpito di più -fino a quel momento infatti non avevo la minima idea della sussistenza del fatto- è stato quando ho scoperto che la Croce Rossa si occupa anche della gestione degli incendi boschivi, cosa che mi ha lasciato di stucco.
Io, infatti, avevo sempre pensato che la gestione degli incendi fosse materia di cui si occupavano solo ed esclusivamente gli agenti del Corpo Forestale dello Stato, soprattutto viste le notizie sul loro numero.
Invece no, non funziona così, a quanto pare il territorio di Pistoia è stato uno dei primi in Italia, da quasi venti anni, a occuparsi anche di questo aspetto.
A quanto ho capito al corso, nella provincia di Pistoia hanno circa 4 agenti che si occupano solo dei rilevamenti o comunque maggiormente della parte legale/giudiziaria, a ragion del fatto che ci sono i volontari ad occuparsene del resto.
È confortante saperlo!

Va bene che come attività, la tutela dell’ambiente, rientri tra quelle menzionate da CRI, ma tra andare a supportare la Forestale, e andare a sostituirla, la differenza è abissale.
Nel primo Caso si fa un’opera buona e di aiuto, anche per il paese, nel secondo caso si crea una situazione deleteria.
All’inizio del mio percorso scolastico(travagliato), alle superiori, io ho fatto, per poco meno di due anni, l’istituto tecnico agrario. Mi ricordo che lì circa un quarto degli studenti si era iscritto con l’intenzione di diventare proprio una guardia forestale... potete solo immaginare la sorpresa, alla conclusione dell’Iter di studio, per chi l’ha portato a termine, della scoperta che sono i volontari gratuiti e non retribuiti a occuparsene!

Ripartiamo dalle imprese

lunedì, ottobre 13, 2014 0 Comments A+ A-


Quando l’ho visto, ho avuto conferma di non essere né visionario né pazzo.
Stavo iniziando a credere di essere io la persona che vive fuori dal mondo, che i miei criteri di riferimento nella vita fossero irreali.
Invece no, lui per me è diventato una stella polare, l’esempio di riferimento per il futuro, il nuovo Olivetti.
Sto parlando di Augusto Marietti, il ceo di Mashape.



Le sue parole sono verità per me, una verità che nessuno qui è mai riuscito a capire.
Cerchiamo di essere sinceri, cosa accadrebbe se io andassi in una qualsiasi PA qui in Italia e chiedessi di mettermi in contatto con un “investitore istituzionale ad alto rischio”?
Io credo che mi risponderebbero: “Io non capile tua ligua!”. Questo perché da noi non esistono.

Ogni anno i vari governi che si susseguono non sanno fare altro che togliere fondi alla ricerca, non capendo però che, senza di essa, domani saremo messi ancora peggio.
Se vogliamo avere un futuro dobbiamo fare ricerca, dobbiamo avere il coraggio di rischiare. Internet stesso è nato come strumento di guerra, proprio perché il settore militare è stato sempre uno dei più prosperi sotto il profilo degli investimenti istituzionali.

La ricetta Augusto c’è l’ha data, ci spiega quali sono i punti da sostenere, e che le banche non sono nate con l’obiettivo di fare investimenti.
Soprattutto però, dobbiamo trovare il coraggio di cambiare idee e mentalità, perché se non partiamo cambiando il nostro modo di pensare, allora saremo sempre fermi.

Muore a 17 anni a Napoli

mercoledì, ottobre 01, 2014 0 Comments A+ A-

Morire a 17 anni. È… strano. Io ne ho 22 e, sinceramente, non riesco a capire bene il senso e il significato di tutto questo. Probabilmente perché un significato non c’è.
È terribile pensare che una persona più giovane di me possa morire così, per una cazzata, perché tale è stata.
Ma fermiamoci, io non sto accusando la povera anima del Carabiniere, che altro non ha fatto se non il suo dovere, quando parlo di cazzata io parlo di #educazioneallalegalità.
Sì, perché tale è! Ho letto e sentito genitori infuriati, incazzati perché il carabiniere ha compiuto un atto di omicidio. NO!
Lui ha fatto solo il suo dovere.
Se vogliamo trovare un colpevole, allora io punto il dito contro l’educazione impartita dai genitori che hanno rivoltato la città contro tutti i Carabinieri.

"Il semplice accettare il fatto che «Io sono responsabile di qualsiasi cosa sono» è l’inizio della consapevolezza. Inizi...
Posted by Voglia d'Innovazione on Venerdì 22 gennaio 2016

Anni fa lavoravo (aiutavo diciamo) nell’albergo di mio padre come cameriere in sala; era primavera e, come ogni primavera si lavorava quasi esclusivamente con le scolaresche in visita a Firenze/Pisa che venivano a dormire a #MontecatiniTerme per la posizione strategica.
Un giorno arrivò un gruppo da Napoli o provincia, non ricordo bene, facevano un casino tale che non si riusciva quasi a parlare. Gli studenti andavano avanti e indietro dalle stanze mentre noi servivamo la cena-  A un certo punto mi incrociò per sbaglio un ragazzo di circa 15/16 anni. Alzandosi dal tavolo si scontrò con me, fortunatamente senza fare danni (avevo i piatti in mano). Lui commentò soltanto: “Scusa, siamo napoletani.” La cosa finì lì.

Ha proprio ragione Roberta Bruzzone, quando in una intervista le viene posta la domanda:
“Davide e la reazione della città di Napoli che se la prende con le Forze dell’Ordine. Tutto normale?”
lei risponde:
“Non c’è niente di normale... parliamo di un ragazzino, siamo di fronte a una tragedia, e non credo possa essere imputata ad altro.” - Roberta Bruzzone.

Volontari si e no #1, l'Expo di Milano

giovedì, settembre 25, 2014 0 Comments A+ A-

Da più di un mese a questa parte sto pensando di inviare la mia candidatura per poter diventare volontario all'Expo di Milano, l'idea mi è venuta quando ho visto il video promozionale per la ricerca di volontari. Devo dire che la cosa mi stuzzica.


Mi attrae per due motivi: il primo è che si trova a Milano, il che mi potrebbe dare una occasione in più per mettere il naso fuori casa (sopratutto Milano non sarebbe male visto che comunque è uno dei centri lavorativi più importanti d'Italia, in particolare per quelli di mio interesse); il secondo motivo è legato all'eccezionalità dell'evento. Questo è il genere di attività che si può fare solo una volta nella vita e solo quando si è giovani.
Tuttavia, ho deciso di parlare di questo argomento più che altro per commentare le parole di Sergio Bologna.


Personalmente io condivido a pieno il suo pensiero, nonostante non sia tra le personalità che preferisco. A questo punto vi chiederete se non mi sto contraddicendo da solo, beh, non proprio.
Io vedo l'EXPO di Milano più come uno stage formativo che un’attività di volontariato (ma che viene mascherata da tale per non dover sottostare alla regolamentazione relativa agli stage da parte di EXPO Milano).
Io lo percepisco come un'escamotage, diciamo, certo non è molto bello né corretto, ma come avrete modo di leggere, in Italia abbiamo esempi di #volontariatodannoso peggiori di questo.

Nelle parole di Bologna io condivido pienamente quello che dovrebbe essere il significato del volontariato e delle sue aree di intervento. Un volontario dovrebbe lavorare (perché non è un gioco!) in quegli ambiti in cui: è più indicato moralmente l’intervento per scelta (e non per bisogno economico), in aiuto di quelle persone che altrimenti non sarebbero in grado di essere autosufficenti e per la quale un intervento diretto dallo stato risulta difficile (vuoi per motivi logistici o di inquadramento della persona), oppure a sostegno, NON SOSTITUZIONE, dei vari enti pubblici, come può essere la protezione civile.


È importante ricordarsi che tutte le attività di volontariato servono per formare dei #cittadiniattivi, e che queste non possono e non si dovrebbero mai sostituire a dei professionisti qualificati che hanno affrontato un lungo e faticoso percorso di studi; non sarebbe giusto né per quest’ultimi né per la qualità del servizio offerto ai cittadini, che comunque le tasse le pagano.


La scuola del Domani

venerdì, settembre 19, 2014 0 Comments A+ A-



Mentre il nostro presidente del consiglio Renzi parla di #labuonascuola e se ne esce con un video che, probabilmente, sarà rimontato per i corsi motivazionali di qualche centro per l’autostima, ci viene naturale chiederci: qual è quindi il succo della mano riformatrice di Renzi?


Il nulla. Renzi, infatti, va oltre e si dà un lasso di tempo di un paio di mesi nel quale ascolterà, non si sa bene né chi né come, quelle che dovrebbero essere le priorità nella scuola italiana da riformare.
Intonaco che cade, crepe nei muri, aule inadeguate, stipendi inferiori alle medie europee sono infatti argomenti che nessuno conosce e di cui non si parla mai. Renzi stesso, padre di tre bambini in età scolare, è totalmente all’oscuro di questi problemi.
Ma basterebbe solo dare un’occhiata ai risultati statistici per capire dove siano i problemi; la scuola italiana, infatti, è quella che perde più studenti al termine della formazione dell’obbligo. Capire il perché è cosi difficile?

Bando al sarcasmo, il sistema dell’istruzione in Italia ha bisogno di riforme decise e forti che, quasi sicuramente, non arriveranno da questo governo. Personalmente non posso che augurarmi di sbagliare, ma bisogna anche guardare il passato: quando mai le riforme fatte negli ultimi dieci anni hanno avuto effetti favorevoli?

Ritengo che la riforma dell’istruzione vada fatta su tre lati: quello dei cantieri, quello dell’inserimento nel mondo del lavoro e ultimo, e forse il più importante, tramite la formazione psicopedagogica degli insegnanti e dell’organizzazione scolastica.
Infatti, il processo scolastico d’istruzione come lo conosciamo oggi non ha mai subito grandi modifiche, ma se vogliamo una scuola che sia a misura di ragazzo, per formare le personalità del domani, in grado di affrontare il mondo, dobbiamo allora prestare attenzione e capire il perché di tutti quegli spiacevoli fenomeni sociali, che molte volte mettono a dura prova il sistema scuola.
Le “ragazze doccia” di Milano e il bullismo a Roma sono solo alcuni degli esempi più lampati di questi problemi.
La risposta a tutto ciò non potrà che arrivare dall’ambito psicopedagico.

"Non esistono bambini difficili, ma solo cattivi genitori e cattivi maestri. L'infelicità dell'infanzia è un prodotto...
Posted by Voglia d'Innovazione on Venerdì 22 gennaio 2016

Queste non sono le parole del filosofo; Alexander Neill era un pedagogista molto rinomato, una persona che sapeva quel che diceva, seguendo i pareri e i commenti fatti sia dai genitori sia dagli insegnanti, che dagli alunni. Molto spesso, infatti, capita che tra scuola e famiglia si instauri un circolo vizioso, una sorta di “scaricabarile” dove ognuno demanda all’altro il compito di educare e di istruire i ragazzi. È per questo motivo che ho deciso di sostenere oltre alle più conosciute “questioni” dei cantieri e dell’inserimento “nel mondo del lavoro”, anche l’aspetto psicopedagogico della scuola. Credo che nessuno abbia mai tirato in ballo la questione in ambito politico fino a oggi, io voglio essere il primo a farlo.

Concludo con una riflessione: per una volta sarebbe bello per noi Italiani essere all’avanguardia in un settore come l’istruzione, essere un modello da seguire.

Italia, tra Euro ed Europa

giovedì, settembre 04, 2014 0 Comments A+ A-



Voglio iniziare questo blog parlando della situazione dell'Italia in Europa.
Questo è uno degli argomenti che ritengo più fondamentali e importanti, perché, dalla costituzione della nostra Repubblica, l'Unione europea è stata l'evento che ha segnato profondamente, e segnerà in futuro, la vita, l'economia, e il progresso del nostro paese.
Ma partiamo dal principio. La mia posizione in Europa si può definire con il termine "eurocritico" che, è bene ribadirlo, è un significato incredibilmente diverso da "euroscettico". Chi si definisce eurocritico ha un visione contraria a come è stato sviluppato a oggi l'Euro e l'Unione europea, ma si considera comunque moderato perché punta a cambiare l'Europa, invece di abolirla.
L'idea di puntare alla formazione, copiando il modello USA, di una specie di Stati Uniti d'Europa, in sé non era male, ma a differenza del modello americano, nato per raggruppare delle persone con idee ed ideali simili, l'Unione europea è stata fondata su degli accordi economici, e tutt'oggi è ancora su questo tipo di accordi che regge.

Paul Krugman:"L’Europa non era adatta alla moneta unica, come invece gli Stati Uniti. Spagna e Florida hanno avuto la...

Posted by Voglia d'Innovazione on Lunedì 4 gennaio 2016

Il progetto della moneta unica è l'esempio più lampante che si possa fare: noi paesi dell'eurozona abbiamo una moneta unica, l'Euro, con un unico valore, gestito e diretto esclusivamente da una banca centrale europea che dà gli ordini alle singole banche nazionali; però ogni nazione ha un sistema di tassazione diverso, un diverso piano di sviluppo economico, delle forme diverse di impresa, che non solo sono differenti tra loro, ma che corrispondono in buona parte al modello utilizzato quando ancora avevano la moneta nazionale, Certo, alcuni punti sono stati conformati per forza di cose, ma non è abbastanza.
L'Euro in sé è sicuramente un passaggio che si sarebbe dovuto fare, però sarebbe dovuto essere quello finale e non il primo; folle e ignorante è chi pensa che oggi sia possibile tornare alla moneta nazionale, il solo costo economico di questa operazione sarebbe di per sé insostenibile.
A questo dobbiamo aggiungere che il sistema legislativo europeo è profondamente diverso da quello di una nazione perché viene controllato e nominato dai politici delle singole nazioni che vi hanno aderito, certo questi a loro volta sono stati eletti dai propri cittadini, ma rimane comunque un sistema molto indiretto:raramente un cittadino italiano conosce il nome o la posizione di un politico eletto in un'altra nazione. Esistono anche le elezioni europee per la formazione del parlamento europeo, è vero, ma quanto conta il parlamento europeo all'interno dell'Unione? Per farla breve, molto poco.
Per potersi fare un’idea generale di come funzioni l’Europa, abbiamo trovato questo video su Youtube, realizzato in occasiona delle elezioni europee del 2014, che spiega in maniera sintetica ma efficace il funzionamento generale:


La riforma dell'europa deve quindi prima essere a livello di autorità, mentre adesso possiamo dire che sia un "consiglio tra stati". È necessario che diventi l'unione dei popoli. Questo obiettivo lo si può iniziare a perseguire solo creando degli organi unici, avendo, per esempio, un ministero europeo unico per l'istruzione o per gli esteri.
Finché ci identificheremo come cittadini di stati diversi, saremo sempre divisi. Un noto proverbio africano infatti recita: