Volontari si e no #1, l'Expo di Milano

giovedì, settembre 25, 2014 0 Comments A+ A-

Da più di un mese a questa parte sto pensando di inviare la mia candidatura per poter diventare volontario all'Expo di Milano, l'idea mi è venuta quando ho visto il video promozionale per la ricerca di volontari. Devo dire che la cosa mi stuzzica.


Mi attrae per due motivi: il primo è che si trova a Milano, il che mi potrebbe dare una occasione in più per mettere il naso fuori casa (sopratutto Milano non sarebbe male visto che comunque è uno dei centri lavorativi più importanti d'Italia, in particolare per quelli di mio interesse); il secondo motivo è legato all'eccezionalità dell'evento. Questo è il genere di attività che si può fare solo una volta nella vita e solo quando si è giovani.
Tuttavia, ho deciso di parlare di questo argomento più che altro per commentare le parole di Sergio Bologna.


Personalmente io condivido a pieno il suo pensiero, nonostante non sia tra le personalità che preferisco. A questo punto vi chiederete se non mi sto contraddicendo da solo, beh, non proprio.
Io vedo l'EXPO di Milano più come uno stage formativo che un’attività di volontariato (ma che viene mascherata da tale per non dover sottostare alla regolamentazione relativa agli stage da parte di EXPO Milano).
Io lo percepisco come un'escamotage, diciamo, certo non è molto bello né corretto, ma come avrete modo di leggere, in Italia abbiamo esempi di #volontariatodannoso peggiori di questo.

Nelle parole di Bologna io condivido pienamente quello che dovrebbe essere il significato del volontariato e delle sue aree di intervento. Un volontario dovrebbe lavorare (perché non è un gioco!) in quegli ambiti in cui: è più indicato moralmente l’intervento per scelta (e non per bisogno economico), in aiuto di quelle persone che altrimenti non sarebbero in grado di essere autosufficenti e per la quale un intervento diretto dallo stato risulta difficile (vuoi per motivi logistici o di inquadramento della persona), oppure a sostegno, NON SOSTITUZIONE, dei vari enti pubblici, come può essere la protezione civile.


È importante ricordarsi che tutte le attività di volontariato servono per formare dei #cittadiniattivi, e che queste non possono e non si dovrebbero mai sostituire a dei professionisti qualificati che hanno affrontato un lungo e faticoso percorso di studi; non sarebbe giusto né per quest’ultimi né per la qualità del servizio offerto ai cittadini, che comunque le tasse le pagano.


La scuola del Domani

venerdì, settembre 19, 2014 0 Comments A+ A-



Mentre il nostro presidente del consiglio Renzi parla di #labuonascuola e se ne esce con un video che, probabilmente, sarà rimontato per i corsi motivazionali di qualche centro per l’autostima, ci viene naturale chiederci: qual è quindi il succo della mano riformatrice di Renzi?


Il nulla. Renzi, infatti, va oltre e si dà un lasso di tempo di un paio di mesi nel quale ascolterà, non si sa bene né chi né come, quelle che dovrebbero essere le priorità nella scuola italiana da riformare.
Intonaco che cade, crepe nei muri, aule inadeguate, stipendi inferiori alle medie europee sono infatti argomenti che nessuno conosce e di cui non si parla mai. Renzi stesso, padre di tre bambini in età scolare, è totalmente all’oscuro di questi problemi.
Ma basterebbe solo dare un’occhiata ai risultati statistici per capire dove siano i problemi; la scuola italiana, infatti, è quella che perde più studenti al termine della formazione dell’obbligo. Capire il perché è cosi difficile?

Bando al sarcasmo, il sistema dell’istruzione in Italia ha bisogno di riforme decise e forti che, quasi sicuramente, non arriveranno da questo governo. Personalmente non posso che augurarmi di sbagliare, ma bisogna anche guardare il passato: quando mai le riforme fatte negli ultimi dieci anni hanno avuto effetti favorevoli?

Ritengo che la riforma dell’istruzione vada fatta su tre lati: quello dei cantieri, quello dell’inserimento nel mondo del lavoro e ultimo, e forse il più importante, tramite la formazione psicopedagogica degli insegnanti e dell’organizzazione scolastica.
Infatti, il processo scolastico d’istruzione come lo conosciamo oggi non ha mai subito grandi modifiche, ma se vogliamo una scuola che sia a misura di ragazzo, per formare le personalità del domani, in grado di affrontare il mondo, dobbiamo allora prestare attenzione e capire il perché di tutti quegli spiacevoli fenomeni sociali, che molte volte mettono a dura prova il sistema scuola.
Le “ragazze doccia” di Milano e il bullismo a Roma sono solo alcuni degli esempi più lampati di questi problemi.
La risposta a tutto ciò non potrà che arrivare dall’ambito psicopedagico.

"Non esistono bambini difficili, ma solo cattivi genitori e cattivi maestri. L'infelicità dell'infanzia è un prodotto...
Posted by Voglia d'Innovazione on Venerdì 22 gennaio 2016

Queste non sono le parole del filosofo; Alexander Neill era un pedagogista molto rinomato, una persona che sapeva quel che diceva, seguendo i pareri e i commenti fatti sia dai genitori sia dagli insegnanti, che dagli alunni. Molto spesso, infatti, capita che tra scuola e famiglia si instauri un circolo vizioso, una sorta di “scaricabarile” dove ognuno demanda all’altro il compito di educare e di istruire i ragazzi. È per questo motivo che ho deciso di sostenere oltre alle più conosciute “questioni” dei cantieri e dell’inserimento “nel mondo del lavoro”, anche l’aspetto psicopedagogico della scuola. Credo che nessuno abbia mai tirato in ballo la questione in ambito politico fino a oggi, io voglio essere il primo a farlo.

Concludo con una riflessione: per una volta sarebbe bello per noi Italiani essere all’avanguardia in un settore come l’istruzione, essere un modello da seguire.

Italia, tra Euro ed Europa

giovedì, settembre 04, 2014 0 Comments A+ A-



Voglio iniziare questo blog parlando della situazione dell'Italia in Europa.
Questo è uno degli argomenti che ritengo più fondamentali e importanti, perché, dalla costituzione della nostra Repubblica, l'Unione europea è stata l'evento che ha segnato profondamente, e segnerà in futuro, la vita, l'economia, e il progresso del nostro paese.
Ma partiamo dal principio. La mia posizione in Europa si può definire con il termine "eurocritico" che, è bene ribadirlo, è un significato incredibilmente diverso da "euroscettico". Chi si definisce eurocritico ha un visione contraria a come è stato sviluppato a oggi l'Euro e l'Unione europea, ma si considera comunque moderato perché punta a cambiare l'Europa, invece di abolirla.
L'idea di puntare alla formazione, copiando il modello USA, di una specie di Stati Uniti d'Europa, in sé non era male, ma a differenza del modello americano, nato per raggruppare delle persone con idee ed ideali simili, l'Unione europea è stata fondata su degli accordi economici, e tutt'oggi è ancora su questo tipo di accordi che regge.

Paul Krugman:"L’Europa non era adatta alla moneta unica, come invece gli Stati Uniti. Spagna e Florida hanno avuto la...

Posted by Voglia d'Innovazione on Lunedì 4 gennaio 2016

Il progetto della moneta unica è l'esempio più lampante che si possa fare: noi paesi dell'eurozona abbiamo una moneta unica, l'Euro, con un unico valore, gestito e diretto esclusivamente da una banca centrale europea che dà gli ordini alle singole banche nazionali; però ogni nazione ha un sistema di tassazione diverso, un diverso piano di sviluppo economico, delle forme diverse di impresa, che non solo sono differenti tra loro, ma che corrispondono in buona parte al modello utilizzato quando ancora avevano la moneta nazionale, Certo, alcuni punti sono stati conformati per forza di cose, ma non è abbastanza.
L'Euro in sé è sicuramente un passaggio che si sarebbe dovuto fare, però sarebbe dovuto essere quello finale e non il primo; folle e ignorante è chi pensa che oggi sia possibile tornare alla moneta nazionale, il solo costo economico di questa operazione sarebbe di per sé insostenibile.
A questo dobbiamo aggiungere che il sistema legislativo europeo è profondamente diverso da quello di una nazione perché viene controllato e nominato dai politici delle singole nazioni che vi hanno aderito, certo questi a loro volta sono stati eletti dai propri cittadini, ma rimane comunque un sistema molto indiretto:raramente un cittadino italiano conosce il nome o la posizione di un politico eletto in un'altra nazione. Esistono anche le elezioni europee per la formazione del parlamento europeo, è vero, ma quanto conta il parlamento europeo all'interno dell'Unione? Per farla breve, molto poco.
Per potersi fare un’idea generale di come funzioni l’Europa, abbiamo trovato questo video su Youtube, realizzato in occasiona delle elezioni europee del 2014, che spiega in maniera sintetica ma efficace il funzionamento generale:


La riforma dell'europa deve quindi prima essere a livello di autorità, mentre adesso possiamo dire che sia un "consiglio tra stati". È necessario che diventi l'unione dei popoli. Questo obiettivo lo si può iniziare a perseguire solo creando degli organi unici, avendo, per esempio, un ministero europeo unico per l'istruzione o per gli esteri.
Finché ci identificheremo come cittadini di stati diversi, saremo sempre divisi. Un noto proverbio africano infatti recita: