La scuola del Domani

venerdì, settembre 19, 2014 0 Comments A+ A-



Mentre il nostro presidente del consiglio Renzi parla di #labuonascuola e se ne esce con un video che, probabilmente, sarà rimontato per i corsi motivazionali di qualche centro per l’autostima, ci viene naturale chiederci: qual è quindi il succo della mano riformatrice di Renzi?


Il nulla. Renzi, infatti, va oltre e si dà un lasso di tempo di un paio di mesi nel quale ascolterà, non si sa bene né chi né come, quelle che dovrebbero essere le priorità nella scuola italiana da riformare.
Intonaco che cade, crepe nei muri, aule inadeguate, stipendi inferiori alle medie europee sono infatti argomenti che nessuno conosce e di cui non si parla mai. Renzi stesso, padre di tre bambini in età scolare, è totalmente all’oscuro di questi problemi.
Ma basterebbe solo dare un’occhiata ai risultati statistici per capire dove siano i problemi; la scuola italiana, infatti, è quella che perde più studenti al termine della formazione dell’obbligo. Capire il perché è cosi difficile?

Bando al sarcasmo, il sistema dell’istruzione in Italia ha bisogno di riforme decise e forti che, quasi sicuramente, non arriveranno da questo governo. Personalmente non posso che augurarmi di sbagliare, ma bisogna anche guardare il passato: quando mai le riforme fatte negli ultimi dieci anni hanno avuto effetti favorevoli?

Ritengo che la riforma dell’istruzione vada fatta su tre lati: quello dei cantieri, quello dell’inserimento nel mondo del lavoro e ultimo, e forse il più importante, tramite la formazione psicopedagogica degli insegnanti e dell’organizzazione scolastica.
Infatti, il processo scolastico d’istruzione come lo conosciamo oggi non ha mai subito grandi modifiche, ma se vogliamo una scuola che sia a misura di ragazzo, per formare le personalità del domani, in grado di affrontare il mondo, dobbiamo allora prestare attenzione e capire il perché di tutti quegli spiacevoli fenomeni sociali, che molte volte mettono a dura prova il sistema scuola.
Le “ragazze doccia” di Milano e il bullismo a Roma sono solo alcuni degli esempi più lampati di questi problemi.
La risposta a tutto ciò non potrà che arrivare dall’ambito psicopedagico.

"Non esistono bambini difficili, ma solo cattivi genitori e cattivi maestri. L'infelicità dell'infanzia è un prodotto...
Posted by Voglia d'Innovazione on Venerdì 22 gennaio 2016

Queste non sono le parole del filosofo; Alexander Neill era un pedagogista molto rinomato, una persona che sapeva quel che diceva, seguendo i pareri e i commenti fatti sia dai genitori sia dagli insegnanti, che dagli alunni. Molto spesso, infatti, capita che tra scuola e famiglia si instauri un circolo vizioso, una sorta di “scaricabarile” dove ognuno demanda all’altro il compito di educare e di istruire i ragazzi. È per questo motivo che ho deciso di sostenere oltre alle più conosciute “questioni” dei cantieri e dell’inserimento “nel mondo del lavoro”, anche l’aspetto psicopedagogico della scuola. Credo che nessuno abbia mai tirato in ballo la questione in ambito politico fino a oggi, io voglio essere il primo a farlo.

Concludo con una riflessione: per una volta sarebbe bello per noi Italiani essere all’avanguardia in un settore come l’istruzione, essere un modello da seguire.