Si legge libertà ma si scrive schiavitù

mercoledì, novembre 26, 2014 0 Comments A+ A-



Quando parliamo di imprese e lavoro ci vengono in mente sempre dei “luoghi comuni”, come può essere la storia di Silvio Berlusconi, o dei “Padroni” del sindacalista Landini.
Questo, negli ultimi mesi, sta riscoprendo una nuova gloria grazie alla battaglia contro Renzi o, più generalmente, contro i “padroni”.
Ora io mi chiedo:

Non voglio prendere le difese di Berlusconi, lui è stato quello che è stato, un capitolo ridicolo dell’Italia, ma è mai possibile che quello che acquista consensi sia il sindacalista che non sa difendere altri che i metalmeccanici?
Sì, perché se voi avete avuto modo di ascoltare Landini saltuariamente nelle interviste, sembra che nel mondo del lavoro non esistano altri impieghi oltre a quello del povero metalmeccanico disgraziato.

Il grande problema dei sindacati è la cecità in cui si trovano: non riescono ad adeguarsi ai tempi, finendo per paralizzare un Paese dietro delle posizioni obsolete.
Una rappresentazione del sindacalismo in Italia la fa un PERFETTO Maurizio Crozza.


Ed è qui che volevo arrivare. Ci sarà mai qualcuno che si occuperà anche dei professionisti con partita IVA, costretti a mettersi in proprio per poter sopravvivere?
Quanto ci metteremo a capire che anche la titolare della piccola bottega sotto casa soffre degli stessi problemi del lavoratore dipendente?

La verità è che gli italiani sono schiavi delle proprie posizioni, che, con la scusa dell’ideologia, vengono mantenute, anche quando tutto il contesto cambia.
Ci ostiniamo a dire che questa sia libertà, ma in un paese che non va avanti, in realtà significa essere schiavi di sé stessi.