Il bicameralismo che vorrei

mercoledì, novembre 23, 2016 0 Comments A+ A-






Nero o Bianco. Ecco perchè Trump ha vinto contro Hilary

giovedì, novembre 10, 2016 0 Comments A+ A-



Nero o Bianco. Basta grigio.
Questo, secondo me, è il vero grande messaggio delle elezioni presidenziali degli Stati Uniti d'America, che è arrivato più forte che mai.
La vittoria di Donald Trump non mi fa di certo esultare, non che tifassi Hilary sia chiaro, personalmente avrei preferito che si fossero sparati a vicenda, ma di certo è un fatto che ci dovrà far riflettere su molte cose.
La prima è sicuramente sul significato della sua vittoria. Trump è un conservatore, effettivamente bigotto, che è stato votato dalla maggioranza del popolo americano; in politica si sa che più le campagne elettorali sono duranture e insistenti, più alla fine le persone tendono a votare con la pancia che con la testa.
Si può dire quindi, che Trump non è stato votato perchè sia stato il candidato ideale alla carica di presidente degli stati uniti d'america, ma semplicemente perchè le persone non ne potevano più, della campagna elettorale in primis(basta vedere i dati sul numero dei votanti), e di una candidata, la Clinton, che anche se messa a confronto, promesse elettorali alla mano era la meno peggio, sarebbe stata anche quella che avrebbe assicurato il NON cambiamento, ed è stato questo che ha determinato la vera vittoria di Trump, lui la rottura con le politiche del passato l'ha promessa. Che poi voglia/possa mantenerla solo il tempo lo dirà.

Di certo, la conseguenza più importante per noi italiani ed europei sarà sicuramente la politica estera, questa infatti è uno degli ambiti in cui il presidente USA ha maggiore libertà di muovimento, rispetto ad altri temi dove deve passare anche per il congresso americano.
Qui si potrebbero fare analisi e proiezioni, ma credo che la cosa migliore sia aspettare e vedere cosa accadrà, è difficile prevederlo, in fondo Trump è una persona che fin dall'inizio della campagna elettorale ha dimostrato grande discontinuità nei suoi stessi discorsi.
Questa discontinuità spero che si possa vedere sopratutto sul tema del clima, di certo le dichiarazioni fatte in campagna elettorale contro l'accordo sul clima di Parigi, vista la sua convinzione che il riscaldamento globale sia opera di fanatici, non mi fanno saltare di goia.
Alternative non ne abbiamo, se non sperare che i motori a curvatura di star trek siano presto realtà oltre che fantascienza.
Chi vivrà, vedrà!

Lunga vita e prosperità.

Il Bicameralismo Perfetto Italiano

mercoledì, ottobre 19, 2016 0 Comments A+ A-

(Palazzo Madama di Roma, sede del Senato della Repubblica)

Il referendum costituzionale del 4 Dicembre 2016 chiederà agli italiani di modificare l'assetto delle camere dello stato italiano.
Nel dettaglio, questo propone di ridurre il numero dei parlamentari sostituendo tutti i Senatori eletti con i maggiori rappresentati territoriali, quali i governatori italiani e i sindaci delle maggiori città italiane.
Io voterò No, l'ho già detto, ma dato che come mio solito mi piace proporre soluzioni oltre alle critiche( #problemsolving ), ho dovuto divedere questo post in due parti per via della lunghezza, in questa prima parte analizzerò la situazione, nel prossimo fornirò la mia "ricetta".

Quando i padri costituenti fondarono la Repubblica Parlamentare Italiana il 2 giugno del 1946 impostarono il nostro parlamento sul bicameralismo perfetto. Questo di fatto si componeva di due camere con lo scopo che una controllasse l'altra.
Nel 1946 la guerra era appena finita e questa fu una scelta voluta per evitare che si potessero ripetere gli eventi che la crearono, quindi si deconcentrò il potere da un singolo individuo(infatti anche il Re fu esiliato) o istituzione creando una sorta di circolo vizioso di controlli.
Il risultato fu centrato(almeno fino ad oggi, ndr), ma non senza effetti collaterali.
Il primo di questi è la lunghezza burocratica rispetto agli altri paesi. In Italia infatti per approvare una legge di iniziativa parlamentare i tempi sono eterni, servono in media 400 giorni ai deputati e 220 giorni ai senatori, sempre se tutto va bene.
Perchè le camere devono approvare un testo unico per entrambe le parti, se un testo viene approvato dai senatori, e poi modificato dai deputati, questo poi deve ritornare in senato ed essere rivotato, se qui verrà di nuovo modificato ritornerà alla camere e cosi via.
Si tratta di un impasse enorme.
Da qui nasce tutta la discussione che sentiamo da diversi anni a questa parte per modificare la nostra costituzione.
In realtà il problema però, è solo uno specchietto per le allodole.
Vediamo qui sotto un grafico con i dati forniti dal Senato della Repubblica al 2015.




Solo le proposte di legge di iniziativa parlamentare(cioè presentate da un qualsiasi parlamentare di maggioranza o opposizione) hanno dei tempi fuori dal mondo. Le conversioni dei Decreti Legislativi e quelli di iniziativa governativa hanno tempi molto più tollerabili.
Per un decreto legge, sono bastati 15 giorni al senato più i 22 giorni della camera.
Vi chiederete allora il problema dov'è?
Semplicemente non esiste, è solo relativo al punto di vista di chi esprime la critica perchè omette dal dare tutta l'informazione completa.
Possiamo dire che non sia giusto che l'iter per le leggi di iniziativa parlamentare sia cosi lungo, ma questo non può giustificare di certo la priorità che abbiamo dato a questa situazione.


To be continued..


Referendum Costituzionale 4 Dicembre

martedì, settembre 27, 2016 0 Comments A+ A-




Il prossimo 4 Dicembre si terrà il referendum costituzionale che andrà a modificare l'assetto dei poteri e delle camere parlamentari dello Stato Italiano.
Sarà una data importante e molto decisiva non solo per la modifica che esso propone, ma perchè rappresenta anche un giudizio, anche se indiretto, sull'operato del governo Renzi.
Io voterò no, ma non solo perchè non credo sull'efficacia di questo governo, ma perchè sono contrario alla modifica proposta e anche al modo in cui si è arrivati a proporla(una modifica costituzionale dovrebbe nascere dall'accordo di tutte le due o tre maggiori rappresentanze politiche).
Il quesito infatti, anche se ha superato i "controlli", viene proposto in maniera fuorviante perchè ad un primo impatto appare ovvio e scontato.

Approvate il testo della legge costituzionale concernente le disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016?

Chiunque leggendolo sarebbe portato a votare si, sarebbe come chiedere: "Cittadino, sei d'accordo che l'acqua si chiami acqua?"
E noi tutti siamo d'accordo che l'acqua si chiama acqua, ma(perchè c'è sempre un MA!) cosa si intende con acqua?
È su questo presupposto che io esprimo il mio voto contrario.

Come tutti anche io credo che vada superato il bicameralismo perfetto, che vada ridotto il numero dei parlamentari, che vadano soppressi gli enti unitili e contenuti i costi.
Ma in maniera diversa, dobbiamo cambiare è vero, ma in meglio, altrimenti che senso ha cambiare?


Cottarelli e il debito pubblico

giovedì, febbraio 11, 2016 0 Comments A+ A-



"C'è troppo debito nel mondo, troppo debito privato e troppo debito pubblico".
Si dichiara così a Washington, Carlo Cottarelli, noto economista italiano che ha ricoperto il ruolo di commissario alla spending review, sotto il governo Letta.

In un articolo uscito sull’AGI, viene inoltre riportata una sua affermazione, che trovo particolarmente veritiera e che vorrei analizzare.

"Tra il 1900 e il 1980 la distribuzione del reddito è diventata più equilibrata, ma negli ultimi 30 anni è tornato a crescere lo squilibrio. La distribuzione è tra molto ricchi e molto poveri. La classe media, quella che spingeva la domanda, che comprava le automobili, sta scomparendo. Per mantenere in vita la domanda della classe media si deve indurla ad indebitarsi, ma questo può andare avanti solo fino ad un certo punto".

L’Italia, all’estate del 2015 portava in dote un debito pubblico di 2’203’600’000 di euro. Questo significa che ogni Italiano, neonati compresi, ha un debito sulla propria testa di circa 36 mila euro.

Ancora una volta torno a rimarcare uno dei concetti più semplici ma più importanti a cui tendo a ripetere su questo blog. Il debito sul debito genera solo debito.

Questo, oltre che semplice concetto logico e di buon senso, non lo dico solo io ma anche lo stesso Cottarelli, non proprio uno sconosciuto della materia finanza(Attualmente ricopre l’incarico da direttore esecutivo presso il fondo monetario internazionale dal 1 novembre 2014, per volere del Governo Renzi), sul quale ha creato una carriera.
Poi, come con tutti i tecnici diventati politici, ho notato che anche lui si è più volte fatto trascinare dal volere del partito di turno, ma il bello delle constatazioni, come questa, è che sono difficilmente manipolabili.

E le soluzioni?
Bhè, lui non ne propone, e sinceramente credo sia giusto cosi. Qui non si tratta solo di risanare un conto, ma proprio di modificare un modo di fare e di pensare che in Italia ormai ci ha reso schiavi di noi stessi, finchè saremo educati ad una cultura esclusivamente basata sul debito non potremo mai crescere, e questo lo dimostrano i numeri.

Family Day contro DDL Cirinnà

lunedì, febbraio 01, 2016 0 Comments A+ A-



Di solito evito di parlare degli argomenti troppo in voga, non per fare l'alternativo, ma per due motivi principalmente. Primo perchè la televisione e il dibattito pubblico di oggi tende spesso a saturarmi cosi tanto da arrivare al punto di non poterne, materialmente, più di parlarne ancora. Secondo perchè preferisco parlare di argomenti in cui possa realmente aggiungere una riflessione o un punto di vista su cui quasi nessuno si è soffermato.

Bene, il dibattito sul family day, anche se mi ha letteralmente stancato e nonostante si stia protrando per tempi troppo lunghi rispetto all'attenzione che oggi meriterebbe, sulle adozioni manca di oggettività.
Dichiaro subito la mia posizione, io sono favorevole alle unioni civili, ma contrario alle adozioni. Su quest'ultime infatti nessuno ha mai considerato che stiamo parlando di un problema che in Italia non esiste.
Volendo essere spicci, ma non per questo indelicati, nessuno tiene conto che in Italia la domanda supera l'offerta. 
Sono infatti tantissime le famiglie italiane(eterosessuali) che fanno domanda per poter adottare un figlio, cosi tante che queste già da diversi anni si rivolgono a paesi stranieri per poter adottare.
Qualche anno fa vi fù un certo clamore sulle adozioni italiane di bambini provenienti dalla Russia, questo scalpore non fù tanto per il fatto in se, ma perchè la Russia aveva dichiarato che solamente le famiglie italiane potevano adottare bambini russi, perchè l'Italia non riconosceva alle persone dello stesso sesso il diritto di potersi sposare ne adottare bambini. (qui un articolo de "Il giornale", de "Il Post" e di "Repubblica")

Quindi di cosa stiamo parlando? Per affrontare un problema che in Italia non esiste, quello sulle adozioni, non solo nella pratica non risolviamo nulla, ma anzi, creiamo un'ulteriore ostacolo a quelle famiglie che da anni ormai stanno percorrendo la strada della adozione internazionale. Tutto questo solo perchè esistono alcune persone che pensano che tutto possa essere "un diritto", ma se tutto diventa un diritto, allora non si può piu parlare di diritto, perchè diventa privilegio.
Ma questa è un'altra storia.



La fine del Digital Champions

martedì, gennaio 19, 2016 0 Comments A+ A-



Il movimento dei digital Champion, capitanato attualmente in Italia da Riccardo La Luna, nasce per volere della commissione Europea, nel maggio del 2012, con l’ambizioso obiettivo, di rendere più digitali le nazioni che fanno parte dell’Unione europea.
Per ogni paese dell’Unione, viene infatti eletto un campione digitale con il compito di indicare, e fare da consigliere, sui temi del digitale al presidente di ogni stato membro.
In Italia, fino a pochi giorni fa, Riccardo La Luna aveva impostato la sua carica come una associazione, dove chiunque poteva candidarsi, per diventare il campione digitale nel proprio comune, in maniera del tutto volontaristica e libera.

Partendo con la fondamentale premessa che, il “titolo”, del digital Champion, andrebbe analizzato più in profondità, per capirne tutte le sfaccettature associate(come ad esempio: la totale di mancanza di budget, oppure, la possibilità di trarne un vantaggio economico nonostante la completa gratuita con cui viene rilasciato), dato che ormai sono passati alcuni anni dalla istituzione di tale carica, è comunque possibile trarre un paio di conclusioni.

La prima, che condivido con il web stesso, è la conclusione che il progetto, almeno in Italia, sia stato quantomeno un parziale fallimento.
Il movimento infatti, nonostante l’attenzione di cui ha goduto, almeno sul fronte istituzionale, non è riuscito ad essere cosi incisivo quanto mi sarei aspettato; anticipo che io ho avuto la fortuna di aver potuto seguire i fatti, con La Luna, fin dal loro inizio, e sono stato io stesso tentato di candidarmi alla carica in più di una occasione, anche se poi ho sempre rimandato, fino ad un mesetto fa quando mandai la mia candidatura, scoprendo poco dopo la fine dell’associazione, almeno, per come era stata intesa fino a quel momento.
Solita botta di culto insomma.

La Luna, alle domande di WebNews.it, descrive il tutto come una sorta di evoluzione del progetto, ha dichiarato che era diventato troppo difficile gestire un così grande numero di volontari, e che avrebbero potuto reindirizzare quelle energie verso altro.
Adesso, tutti sono digital Champion, come dice La Luna stesso, sarà il “chi fa” a determinare l’essere un campione digitale o no, ma se nessuno potrà giudicare, si entrerà nella anarchia più pura. Ne vale quindi la pena??
Secondo me, no.

In definitiva, volendo sintetizzare le critiche principali di ieri e di domani, posso partire dicendo che sarebbe stato opportuno indicare la presenza di qualche requisito fondamentale, come una esperienza seria nella gestione di un qualche progetto digitale; per il domani, credo che comunque sarebbe stato opportuno tenere un sistema organizzativo che permettesse al tutto di autogestirsi, l’anarchia pura non ha mai funzionato, nemmeno sul web.