La fine del Digital Champions

martedì, gennaio 19, 2016 0 Comments A+ A-



Il movimento dei digital Champion, capitanato attualmente in Italia da Riccardo La Luna, nasce per volere della commissione Europea, nel maggio del 2012, con l’ambizioso obiettivo, di rendere più digitali le nazioni che fanno parte dell’Unione europea.
Per ogni paese dell’Unione, viene infatti eletto un campione digitale con il compito di indicare, e fare da consigliere, sui temi del digitale al presidente di ogni stato membro.
In Italia, fino a pochi giorni fa, Riccardo La Luna aveva impostato la sua carica come una associazione, dove chiunque poteva candidarsi, per diventare il campione digitale nel proprio comune, in maniera del tutto volontaristica e libera.

Partendo con la fondamentale premessa che, il “titolo”, del digital Champion, andrebbe analizzato più in profondità, per capirne tutte le sfaccettature associate(come ad esempio: la totale di mancanza di budget, oppure, la possibilità di trarne un vantaggio economico nonostante la completa gratuita con cui viene rilasciato), dato che ormai sono passati alcuni anni dalla istituzione di tale carica, è comunque possibile trarre un paio di conclusioni.

La prima, che condivido con il web stesso, è la conclusione che il progetto, almeno in Italia, sia stato quantomeno un parziale fallimento.
Il movimento infatti, nonostante l’attenzione di cui ha goduto, almeno sul fronte istituzionale, non è riuscito ad essere cosi incisivo quanto mi sarei aspettato; anticipo che io ho avuto la fortuna di aver potuto seguire i fatti, con La Luna, fin dal loro inizio, e sono stato io stesso tentato di candidarmi alla carica in più di una occasione, anche se poi ho sempre rimandato, fino ad un mesetto fa quando mandai la mia candidatura, scoprendo poco dopo la fine dell’associazione, almeno, per come era stata intesa fino a quel momento.
Solita botta di culto insomma.

La Luna, alle domande di WebNews.it, descrive il tutto come una sorta di evoluzione del progetto, ha dichiarato che era diventato troppo difficile gestire un così grande numero di volontari, e che avrebbero potuto reindirizzare quelle energie verso altro.
Adesso, tutti sono digital Champion, come dice La Luna stesso, sarà il “chi fa” a determinare l’essere un campione digitale o no, ma se nessuno potrà giudicare, si entrerà nella anarchia più pura. Ne vale quindi la pena??
Secondo me, no.

In definitiva, volendo sintetizzare le critiche principali di ieri e di domani, posso partire dicendo che sarebbe stato opportuno indicare la presenza di qualche requisito fondamentale, come una esperienza seria nella gestione di un qualche progetto digitale; per il domani, credo che comunque sarebbe stato opportuno tenere un sistema organizzativo che permettesse al tutto di autogestirsi, l’anarchia pura non ha mai funzionato, nemmeno sul web.