Cottarelli e il debito pubblico

giovedì, febbraio 11, 2016 0 Comments A+ A-



"C'è troppo debito nel mondo, troppo debito privato e troppo debito pubblico".
Si dichiara così a Washington, Carlo Cottarelli, noto economista italiano che ha ricoperto il ruolo di commissario alla spending review, sotto il governo Letta.

In un articolo uscito sull’AGI, viene inoltre riportata una sua affermazione, che trovo particolarmente veritiera e che vorrei analizzare.

"Tra il 1900 e il 1980 la distribuzione del reddito è diventata più equilibrata, ma negli ultimi 30 anni è tornato a crescere lo squilibrio. La distribuzione è tra molto ricchi e molto poveri. La classe media, quella che spingeva la domanda, che comprava le automobili, sta scomparendo. Per mantenere in vita la domanda della classe media si deve indurla ad indebitarsi, ma questo può andare avanti solo fino ad un certo punto".

L’Italia, all’estate del 2015 portava in dote un debito pubblico di 2’203’600’000 di euro. Questo significa che ogni Italiano, neonati compresi, ha un debito sulla propria testa di circa 36 mila euro.

Ancora una volta torno a rimarcare uno dei concetti più semplici ma più importanti a cui tendo a ripetere su questo blog. Il debito sul debito genera solo debito.

Questo, oltre che semplice concetto logico e di buon senso, non lo dico solo io ma anche lo stesso Cottarelli, non proprio uno sconosciuto della materia finanza(Attualmente ricopre l’incarico da direttore esecutivo presso il fondo monetario internazionale dal 1 novembre 2014, per volere del Governo Renzi), sul quale ha creato una carriera.
Poi, come con tutti i tecnici diventati politici, ho notato che anche lui si è più volte fatto trascinare dal volere del partito di turno, ma il bello delle constatazioni, come questa, è che sono difficilmente manipolabili.

E le soluzioni?
Bhè, lui non ne propone, e sinceramente credo sia giusto cosi. Qui non si tratta solo di risanare un conto, ma proprio di modificare un modo di fare e di pensare che in Italia ormai ci ha reso schiavi di noi stessi, finchè saremo educati ad una cultura esclusivamente basata sul debito non potremo mai crescere, e questo lo dimostrano i numeri.